Il piano di lavoro come assunzione di responsabilità

Il piano di lavoro nasce per la necessità di dedicare uno spazio all’individualizzazione degli apprendimenti. Ma nella pedagogia Freinet si va oltre Dottrens. La sua specificità è che il lavoro individualizzato è scelto dal ragazzo (non è assegnato dall’alto, è un’assunzione di responsabilità) ed è parte della vita cooperativa del gruppo. Il piano, poi, è un momento importante della valutazione formativa, che è individualizzata o non è. Il bambino si autovaluta anche con l’aiuto dell’insegnante perché solo in questo modo potrà regolare i suoi apprendimenti successivi. Le modalità con cui viene svolto il piano si sono diversificate nel corso del tempo. Nell’a.s. 2019/2020 Sonia Sorgato ed Erika Valentini hanno utilizzato questo piano con i loro bambini.

Il piano per ora è limitato a lingua e matematica ma si segnalano già interessanti novità come l’inserimento delle creazioni matematiche. Sarà probabilmente ampliato introducendo progetti personali e altre attività. Speriamo che presto possa rendersi disponibile anche in Italia uno schedario autocorrettivo coerente con i principi del piano: sono i materiali che fanno la pedagogia! Nel frattempo Sonia ed Erika seguono con acume il consiglio di Freinet: “Non lasciate le mani se non toccate ancora con i piedi!”. Un invito alla prudenza per non far fallire fin dall’inizio l’innovazione e accompagnare i bambini nella ricerca dell’autonomia.

Enrico Bottero

La scatola delle creazioni matematiche

Se vogliamo che le creazioni matematiche diventino una pratica comune sarebbe utile creare in classe la SCATOLA DELLE CREAZIONI MATEMATICHE, un posto dove i bambini possano inserire i loro lavori (quando non sono troppo voluminosi!!!). Mettiamola su un banco o sul davanzale della finestra in una posizione ben visibile e lasciamola a loro disposizione spiegando che in qualsiasi momento possono pensare e poi realizzare una creazione per poi condividerla con la classe.

Inserisco qui sotto un brano tratto dal libro di Martine Boncourt e Martine Legay dell’ICEM (il MCE francese) “La pédagogie Freinet en élémentaire. Comment faire ?” su cui stiamo lavorando nella redazione libri MCE.

Il paragrafo sui “dispositivi” della matematica nel capitolo dedicato alla matematica (1 Les mathématiques vivante p. 74) recita così:

“Diversi dispositivi sono possibili per avvicinarsi alla matematica “in modo diverso”. La maggior parte si basa su quelle che vengono chiamate “situazioni problematiche”.
Queste situazioni possono emergere in modi molto diversi, sia nella vita quotidiana della classe, in quella dei bambini segnalati durante il Quoi de neuf *, nei testi *, nelle creazioni artistiche * o in altri luoghi di libera espressione; in modo più organizzato in sondaggi *, uscite libere * o più precisamente in uscite matematiche il cui obiettivo è identificare tutti gli oggetti, le situazioni, gli eventi portatori di potenzialità matematiche. L’esperienza mostra che queste occasioni sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare. All’ICEM, alcuni insegnanti praticano quelle che vengono chiamate creazioni matematiche. Altri vanno ancora oltre e si impegnano, spesso a partire da queste creazioni, nella ricerca matematica. Ciò consente agli studenti, sia attraverso i propri tentativi ed errori sia attraverso il lavoro cooperativo, di entrare negli approcci dei ricercatori in questa disciplina e di scoprire da soli i concetti che devono conoscere per appropriarsene. Sebbene queste pratiche stiano gradualmente guadagnando terreno all’ICEM, rimangono relativamente rare, poiché richiedono una buona padronanza della disciplina. È infatti necessario che l’insegnante abbia una conoscenza sufficiente della materia per essere in grado di aiutare i bambini a collegare i loro tentativi ed errori a concetti matematici (cosa che, per un osservatore informato, è molto spesso il caso). È un vero peccato che questa pratica sia così poco incoraggiata (anche al di fuori dell’ICEM), perché questo è senza dubbio l’approccio più fruttuoso, per consentire ai bambini di accedere alla padronanza dei concetti, ma anche di entrare l’essenza stessa della matematica.”

Proseguendo nella lettura ci sono alcuni esempi che richiamano abbastanza i nostri “problemi di realtà” o altre attività scolastiche in cui c’entra la matematica.

Che cosa ne dite? Aspetto commenti…

La discussione delle creazioni: come organizzarla?

Uno dei problemi che stiamo affrontando è la gestione del momento della discussione delle creazioni, soprattutto nel caso di molte creazioni. Nella mappa avevamo indicato tre modalità:

Esiste una quarta modalità che consiste nel raggrupparle in base alle piste di lavoro che abbiamo individuato nella nostra analisi a priori e metterle in discussione nel momento in cui decidiamo di affrontare quel tipo di lavoro. Ad esempio se ci sono alcune creazioni che suggeriscono attività sull’uso dei simboli matematici (i segni delle operazioni, > < = e così via…) possiamo discuterle tutte insieme portando il discorso verso i nodi problematici che la classe deve ancora affrontare, ad esempio in una classe quinta il significato dell’uguale per superare scritture di questo tipo 3+5=8+3=11 che diventano un grosso problema nel momento in cui gli alunni dovranno affrontare le equazioni nella scuola media.

Nel caso di scelta da parte dell’insegnante o per votazione nasce il problema di come e quando discutere tutte le creazioni messe da parte per non mortificare i bambini ma anche per non tralasciare piste di lavoro significative, se pur non al centro dell’attenzione della classe in quel momento.

Possiamo seguire due strade, anche in base all’età dei bambini:

a) consegnare le schede ad un piccolo gruppo di 3/4 alunni e chiedere loro di discutere autonomamente le creazioni producendo un cartellone di sintesi delle idee emerse: le creazioni sono quelle dei componenti del gruppo che si alternano nell’interpretare le creazioni dei compagni (da fare sempre come primo momento) e alla fine spiegano la propria;

b) trasformare le creazioni in situazioni problematiche da dare da risolvere a coppie o individualmente, inserendole nel piano di lavoro individuale: per questo vanno trasformate in schede o in slide (vediamo un esempio di questa modalità nell’esperienza di Valeria Perotti durante la Dad visibile qui https://creazionimatematiche.com/il-percorso-didattico/creazioni-matematiche-in-terza/)

Propongo quindi di modificare la mappa inserendo queste nuove voci, tutte da sperimentare e discutere.

Il Manifesto sull’insegnamento della Matematica

In questa pagina del sito MCE http://www.mce-fimem.it/ricerca-didattica-mce/manifesto-sullinsegnamento-della-matematica/ trovate il Manifesto sull’insegnamento della Matematica che è stato elaborato a partire dallo scorso anno ed è giunto alla versione definitiva dopo la revisione di diversi gruppi di lavoro.

Vi invitiamo a leggerlo e a commentarlo oltre che a diffonderlo tramite i vostri canali.

Il Manifesto contiene i principi di base a cui facciamo riferimento nel nostro lavoro. Ha quindi la funzione di offrire alle scuole e ai gruppi del MCE le linee guida per educazione matematica e indirizzare l’azione degli insegnanti del Movimento verso proposte di qualità e coerenti con le idee espresse dal Movimento stesso.

Il Manifesto tiene conto della ricerca didattica attuale e ne interpreta le istanze in modo originale proponendo strategie didattiche che tengono conto di tutti gli aspetti di una persona, in particolare modo si fa interprete delle esigenze di inclusione di molti bambini e bambine. Propone una matematica che si ispira ai principi della scuola attiva e alle esperienze di grandi maestri come Emma Castelnuovo, Alberto Manzi, Paul Le Bohec e molti altri che hanno caratterizzato i percorsi di ricerca del Movimento.

Invita gli insegnanti a ragionare con la propria testa e ad accettare la fatica della progettazione didattica anziché affidarsi a ricette prefabbricate spesso nemmeno coerenti con il costrutto teorico della disciplina.
Promuove il lavoro collaborativo e la ricerca di gruppo come strumenti per superare l’individualismo e imparare ad appoggiarsi ad altri per portare avanti una ricerca comune.

Rifiuta il ricorso ad un insegnamento che si basi sulla somministrazione di schede individuali bypassando il ruolo della discussione e della condivisione in classe gestiti dall’insegnante.

Valorizza la creatività e la ricerca personale dell’alunno e considera l’errore una tappa inevitabile nel processo di costruzione di ogni nuovo apprendimento perché i bambini anche con la matematica imparano a pensare autonomamente, a farsi delle idee e a cercare conferme della loro validità attraverso il confronto con gli altri.

In questo modo la matematica diventa una palestra per costruire ed esercitare le competenze di cittadinanza, una necessità nella società attuale che offre tanti stimoli ma rischia di produrre passività e assenza di capacità di giudizio se non si acquisiscono le basi per un modo di ragionare logico e rigoroso.

In tutto questo la matematica ha un suo ruolo.

E dopo le creazioni?

Nelle varie pagine di documentazione ho suggerito alcune piste di lavoro da seguire. Naturalmente non si possono affrontare tutte nello stesso momento, bisogna capire quale in quel preciso momento della storia della classe possa essere più produttiva e soprattutto generativa di nuove conoscenze. Non trasformiamo le creazioni in semplici esercizi, problematizziamo sempre le situazioni e apriamo verso nuovi sguardi… La mappa del percorso didattico ci spiega come fare… i materiali suggeriti nelle varie pagine a commento delle creazioni ci offrono dei modelli da seguire.

L’aspetto che mi preme sottolineare è l’apertura delle creazioni verso le situazioni problema che, proposte in seconda battuta, agganciandoci a quanto emerso nelle creazioni stesse, ci permettono di sviluppare in modo più strutturato le conoscenze matematiche.

Dare un titolo alle creazioni matematiche

Alcuni bambini sentono la necessità di dare un titolo al loro lavoro, altri no. MI sembra significativo il fatto di “dare un titolo” perché rende esplicito il fatto che quella è una creazione originale, è come dare il titolo ad un quadro.
Quindi penso che bisognerebbe dare come consegna ai bambini di scrivere questo titolo alla fine della loro opera, aiuterà sia noi che i compagni a interpretare meglio il senso di quella creazione. Oppure può invitarci a riflettere perché noi ne avremmo dato un altro.

Creazioni matematiche e corrispondenza

Oggi ho sistemato i nuovi materiali che mi ha inviato Sonia Sorgato sulla corrispondenza che si è sviluppata tra la sua classe dell’IC Perassi di Milano e la scuola dell’infanzia di Morbegno di Francesca Bassi visibile nella pagina Con le mani e con la testa

Secondo me abbinare all’esperienza sulle creazioni matematiche anche la corrispondenza è stata un’idea geniale perché in questo modo i bambini possono stimolarsi a vicenda e mentre scrivono raccontano e spiegano le loro creazioni offrendo ulteriori elementi per questo lavoro.

Invito quindi gli insegnanti che stanno facendo questa esperienza a seguire l’esempio di Sonia e Francesca e a inviare le letterine che si scrivono i bambini. Quelle delle scuole dell’infanzia ovviamente sono dettati all’adulto ma servono a costruire un legame, a creare aspettative e dare stimoli.

Fare le cose per sé può essere interessante, ma farle pensando che poi le vedranno altri e ne parleranno può esserlo ancora di più.

Il piano di lavoro

Senza un orario settimanale degli interventi con gli allievi la Dad non funziona. Se vogliamo dare ai bambini una parvenza di scuola bisogna instaurare delle routine, delle cadenze fisse per la consegna dei compiti, per gli incontri in videoconferenza ecc.

Il piano di lavoro settimanale utilizzato nelle classi che adottano le tecniche Freinet può diventare un modello, migliorabile, adattabile ma importante come riferimento.

Nel numero 1 del 2020 di Cooperazione educativa (l’accesso all’archivio è riservato agli abbonati) Enrico Bottero ne parla e in figura a p. 58 troviamo questo modello compilato:

Per saperne di più vi invito a leggere tutto l’articolo.

Il piano di lavoro viene introdotto nella classe per promuovere l’autonomia dell’allievo e per tenere conto dell’eterogeneità del gruppo classe. L’insegnante definisce un programma di lavoro generale valido per tutta la classe poi ogni alunno decide, in base alle indicazioni ricevute, come organizzare il proprio piano individuale.

Il piano di lavoro esige che la classe sia organizzata in modo idoneo cioè adatto ad ospitare il lavoro di gruppo o individuale degli alunni con tutti gli strumenti necessari. Questo si può fare anche a distanza modificando la struttura del piano di lavoro ma non il senso di questo tipo di strumento.

Oggi un collega del gruppo MCE di Pinerolo scriveva della difficoltà dei bambini a percepire come scuola la didattica distanza, alcuni piangono, non hanno voglia di fare i compiti, non ne comprendono il senso senza il contatto diretto con i loro insegnanti, soprattutto i più piccoli patiscono fortemente questa situazione. Tutti si stanno impegnando per rendere più scuola ciò che scuola non è ma non è scontato il risultato.

Quindi sarebbe utile condividere le modalità con cui organizzate le attività settimanali con le classi e anche capire come si dovrebbe modificare il piano di lavoro con lo scopo di rendere gli alunni più responsabili del loro percorso di apprendimento, soprattutto in questa situazione.

E dopo le creazioni matematiche?

Chiedere ai bambini di fare una creazione matematica è facile… di solito dopo un primo momento di incertezza il processo si avvia e se la richiesta viene ripetuta a intervalli regolari diventa quasi un gioco. Sarebbe utile avere un raccoglitore in cui inserirle, se sono cartacee.

Valorizziamo sempre qualsiasi tipo di prodotto ci mandino perché ognuno racchiude del pensiero e della fatica che va riconosciuta, anche se sono stati aiutati. È difficile per i bambini ritrovare le motivazioni al lavoro scolastico fatto a casa, lo vivono come compito non come scuola. Nella Dad, come avrete visto dalle documentazioni, spesso i bambini con l’aiuto dei genitori mandano dei piccoli filmati. In questo lavoro Whatsapp è insostituibile soprattutto se abbinato al Padlet dove i filmati sono subito condivisi. Il filmato è ovviamente più coinvolgente e fa capire meglio in che cosa consiste il prodotto quando non diventa una vera e propria “spiegazione”; quindi stimoliamo i bambini ad usare anche questo tipo di media, quando possibile. I bambini si divertono molto a fare i filmati e intanto imparano ad esprimersi, a spiegare.

Che cosa fare dopo aver ricevuto le creazioni? L’esperienza che stiamo facendo in questo periodo ci suggerisce di cominciare il lavoro di analisi delle creazioni classificandole in base al contenuto matematico principale che veicolano oppure a qualche elemento che ha un aggancio immediato con il curricolo… ma attenzione! Non cadete subito nell’esercizio. Cercate di rilanciare con situazioni problematiche che stimolino il ragionamento e soprattutto che facciano progredire in direzioni nuove gli apprendimenti. Le occasioni non mancano mai.

Solitamente le creazioni sono commentate prima dai compagni e solo alla fine dall’autore: questo si può fare anche nella Dad facendo lavorare i bambini a piccoli gruppi. Produciamo sempre una breve sintesi di quanto emerso alla fine della sessione su una slide o con altre modalità ad esempio un breve filmato in cui raccontiamo a tutti che cosa è emerso nelle discussioni di gruppo. Serve a noi per fare il punto e ai bambini sia per avere un promemoria del percorso fatto sia per essere informati di ciò che è successo negli altri gruppi. Chiediamo anche agli autori, nelle classi dei più grandi, di scrivere la loro spiegazione e di condividerla commentando ciò che hanno detto i compagni. È un buon esercizio.

Al prossimo post dove dirò come gestire la fase di “rilancio”.

Le creazioni nella Didattica a distanza

Fare matematica a distanza potrebbe essere interpretato dai più come produrre elenchi di esercizi da far risolvere ai bambini, magari sfruttando link ai siti che ne offrono in quantità.

Ma noi abbiamo un’altra idea: trasformare questa emergenza in un’occasione per diffondere il nostro modo di fare matematica.

Abbiamo provato ad esprimere questa visione nel Manifesto sull’Insegnamento della Matematica, che sta diventando il punto di incontro delle tante esperienze MCE in questo campo, uno stimolo quindi a discutere e a condividere ciò che già si fa ma finora è rimasto confinato nei nostri territori. 

I maestri che ci ispirano sono Emma Castelnuovo, Alberto Manzi, Paul Le Bohec e tanti altri… ma anche le ricerche più recenti sulla didattica della matematica tramite i nostri contatti con l’Università.

Le creazioni matematiche

Le Bohec nel suo libro “Il testo libero di matematica” spiega che cosa è una creazione matematica: “È semplice, è una qualsiasi cosa! Allora ecco: a partire da cifre, da numeri, da punti o da lettere (cioè segni), componete una cosa qualsiasi. Questa qualsiasi cosa tutti sono capaci di farla”

Attraverso questa proposta intendiamo continuare a educare e valorizzare il pensiero divergente per mettere a fuoco, anche in questi giorni senza scuola, il ruolo attivo di ciascun bambino nei confronti della realtà e della matematica, all’interno di un dialogo virtuale ma ricco di significato con i compagni e i maestri. 

Questa proposta permette inoltre di creare nuove risonanze all’interno del gruppo a partire dai contenuti, dagli strumenti e dalle esperienze che hanno vissuto a scuola per prolungare almeno idealmente l’azione didattica.