La scatola delle creazioni matematiche

Se vogliamo che le creazioni matematiche diventino una pratica comune sarebbe utile creare in classe la SCATOLA DELLE CREAZIONI MATEMATICHE, un posto dove i bambini possano inserire i loro lavori (quando non sono troppo voluminosi!!!). Mettiamola su un banco o sul davanzale della finestra in una posizione ben visibile e lasciamola a loro disposizione spiegando che in qualsiasi momento possono pensare e poi realizzare una creazione per poi condividerla con la classe.

Inserisco qui sotto un brano tratto dal libro di Martine Boncourt e Martine Legay dell’ICEM (il MCE francese) “La pédagogie Freinet en élémentaire. Comment faire ?” su cui stiamo lavorando nella redazione libri MCE.

Il paragrafo sui “dispositivi” della matematica nel capitolo dedicato alla matematica (1 Les mathématiques vivante p. 74) recita così:

“Diversi dispositivi sono possibili per avvicinarsi alla matematica “in modo diverso”. La maggior parte si basa su quelle che vengono chiamate “situazioni problematiche”.
Queste situazioni possono emergere in modi molto diversi, sia nella vita quotidiana della classe, in quella dei bambini segnalati durante il Quoi de neuf *, nei testi *, nelle creazioni artistiche * o in altri luoghi di libera espressione; in modo più organizzato in sondaggi *, uscite libere * o più precisamente in uscite matematiche il cui obiettivo è identificare tutti gli oggetti, le situazioni, gli eventi portatori di potenzialità matematiche. L’esperienza mostra che queste occasioni sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare. All’ICEM, alcuni insegnanti praticano quelle che vengono chiamate creazioni matematiche. Altri vanno ancora oltre e si impegnano, spesso a partire da queste creazioni, nella ricerca matematica. Ciò consente agli studenti, sia attraverso i propri tentativi ed errori sia attraverso il lavoro cooperativo, di entrare negli approcci dei ricercatori in questa disciplina e di scoprire da soli i concetti che devono conoscere per appropriarsene. Sebbene queste pratiche stiano gradualmente guadagnando terreno all’ICEM, rimangono relativamente rare, poiché richiedono una buona padronanza della disciplina. È infatti necessario che l’insegnante abbia una conoscenza sufficiente della materia per essere in grado di aiutare i bambini a collegare i loro tentativi ed errori a concetti matematici (cosa che, per un osservatore informato, è molto spesso il caso). È un vero peccato che questa pratica sia così poco incoraggiata (anche al di fuori dell’ICEM), perché questo è senza dubbio l’approccio più fruttuoso, per consentire ai bambini di accedere alla padronanza dei concetti, ma anche di entrare l’essenza stessa della matematica.”

Proseguendo nella lettura ci sono alcuni esempi che richiamano abbastanza i nostri “problemi di realtà” o altre attività scolastiche in cui c’entra la matematica.

Che cosa ne dite? Aspetto commenti…

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